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BUONA ESTATE A TUTTI DAL VILLAGGIO SAN FRANCESCO




L'esperienza dei giovani dei campi di lavoro al Villaggio San Francesco

Sono stato coinvolto in questo tipo di esperienza da mia zia. Un pomeriggio siamo venuti ad informarci, quindi, anche per curiosità siamo venuti a provare. Credo che sia stata un’esperienza molto interessante che ricorderò per tutta la vita e dalla quale ho tratto molti insegnamenti per la vita di tutti i giorni. Soprattutto ho sentito dentro di me che aiutando qualcuno, automaticamente, ci si sente meglio! Inoltre ho fatto amicizia con molte persone e sono convinto che anche nei prossimi anni, tornerò al Villaggio S. Francesco ad aiutare.
        Benedetto

Ciao, mi chiamo Dario ed ho 17 anni. Ho iniziato questa avventura più di un mese fa, grazie ad una e-mail che ho letto al computer. Fin dal primo momento, fin dal primo passo, che ho fatto qui, in questa magnifica struttura, ho detto dentro di me “io lo faccio, voglio aiutarli…”
Ora come ora, che sono arrivato al mio ultimo giorno, non mi pento della scelta, anzi, ne vado fiero e lo rifarei sicuramente. Tutti i miei amici mi dicono: “Ma te se pazzo, vai li e non ti pagano nemmeno. Ma chi te lo fa fare?!” La risposta è semplice, non conta il denaro, ma conta la felicità, contano quei sorrisi, quella felicità che vedi nei loro occhi. Ti fanno sentire ripagato e diventi per quel momento la persona più soddisfatta. E’ proprio vero: non pensare a quello che gli altri possono fare per te, ma fai quello che piacerebbe fosse fatto a te… Ridi, trasmetti felicità e ti verrà ricambiata.
In questo periodo sono andato anche all’asilo. Quei bambini che ridono sempre, spensierati, senza paura di niente vivendo alla giornata, ti fanno tornare bambino scatenando in te una sensazione indescrivibile. Per questa esperienza, devo anche ringraziare tutte quelle persone che mi hanno fatto affezionare alle persone. Grazie davvero, mi avete insegnato tanto e mi avete fatto crescere. E’ proprio vero, un sorriso è meglio di 1000 parole e lavorando sodo le persone si affezionano a te, ripagandoti con immensi sorrisi di felicità.
        Dario

Ho conosciuto il volontariato tramite i miei genitori che conoscevano alcune persone all’interno del Villaggio S. Francesco. All’inizio ero titubante, ma poi andando avanti mi sono reso conto che con semplicità, gli abitanti del Villaggio mi hanno accolto con amore. Ho conosciuto tanti abitanti (perché qui le persone non vengono chiamate “ricoverati”) che mi hanno dato tanto in questo mese, facendomi sentire oltre che accettato, anche utile. Li ricordo con affetto quasi tutti. Ognuno di loro mi ha dato qualcosa. Mi sento di dire che in questo mese mi sono reso consapevole di essere maturato e di poter aiutare chi ha bisogno con piccole cose e piccoli gesti.
P.S.: Complimenti alla cucina, il mangiare è perfetto.
        Gianluca

Mi chiamo Matteo, ho 17 anni e sono stato un volontario del "Villaggio San Francesco".
Essere volontario significa, generalmente, dare del proprio tempo libero per aiutare, nel mio caso, degli anziani.  Ma per me è stato diverso: infatti non sono stato io ad aiutare  loro, ma sono stati loro ad aiutare  me. Vi chiederete: "Come?!". Semplice. Molti di questi anziani soffrono  ogni giorno molte malattie, e quelli che non ne hanno, portano  quotidianamente il peso e gli acciacchi dell'età che inesorabilmente avanza,  ma nonostante tutto essi vanno avanti, a testa alta, chi con i propri piedi, chi su una sedia a rotelle,  ma pur sempre  a testa alta
É commuovente vedere con quanta dedizione fanno un gomitolo di lana, o con quanta passione fanno un disegno.
Con i loro acciacchi, malattie, problemi e difficoltà, mi hanno fatto capire qualcosa che altrove penso sia impossibile trovare: il VERO valore della vita. E vi assicuro che vedere in fondo ai loro occhi scattare una scintilla di vita appena uno di noi ragazzi volontari si avvicina a uno di loro è profondamente toccante e nulla è più appagante di sentirsi dire "Grazie giovanotto" con un’umiltà indescrivibile, semplicemente per averli  portati a fare un giro per il villaggio o per averli riempito una bottiglietta d'acqua.  Ed è qui che ho imparato il valore  delle cose: ciò che per noi è poco per loro è quasi sacro.
Mi è spesso capitato di vedere quanto  gli anziani  al bar, specialmente una signora,  siano contenti per una semplice partita a scala 40. Nessuna signora mi ha mai privato di un complimento, ne a me, ne agli altri.
Qui si impara  anche il valore dell'ascolto, visto che agli anziani  piace molto raccontare i loro ricordi, i tempi che furono.
Si accontentano di poco: si infervorano in una partita a briscola e sprizzano gioia da tutti i pori per una terna alla tombola.
Ripeterò anche l'anno prossimo questa esperienza che mi ha insegnato molto, assieme  ai miei amici volontari  (che ringrazio enormemente per avermi  integrato subito  nel loro gruppo), ormai gli anziani si sono affezionati a noi, e noi ragazzi  a loro.
Matteo


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